In difesa del supporto fisico
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Nel 1990 una domanda — chi ha ucciso Laura Palmer? — portò il cinema d’autore in prima serata e aprì la porta che ogni serie di prestigio ha poi attraversato.
Una cittadina, un corpo avvolto nella plastica, un agente dell’FBI innamorato della torta di ciliegie. Con questi elementi da feuilleton, David Lynch e Mark Frost hanno fatto trasmettere alla ABC, in prima serata, sogni, stanze rosse e nani che parlano al contrario.
Il fenomeno fu immediato: ascolti enormi, copertine di riviste, scommesse da bar sull’assassino. Ma la rivoluzione era formale — per la prima volta una rete americana trattava la serie settimanale come opera d’autore, con atmosfera, tempi morti e un mistero che non chiedeva scusa.
Fu la rete stessa a forzare la rivelazione dell’assassino, e la seconda stagione ne pagò il prezzo. La cancellazione nel 1991 sembrava la fine; il ritorno nel 2017, diciotto ore di libertà radicale, ha dimostrato che la televisione stava ancora dentro i sogni di Lynch.
L’eredità è ovunque: nelle cittadine strane, nei detective ossessionati, nelle trame che si fidano dello spettatore. La TV di prestigio moderna è nata lì — fra una tazza di caffè e una tenda rossa.
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