In difesa del supporto fisico
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Scansionare il negativo originale in alta risoluzione non è un lusso da videofili: è l’occasione di vedere film di 50, 80 anni come nemmeno il cinema dell’epoca li mostrava.
C’è un bel paradosso nel 4K UHD: il formato più nuovo del supporto fisico esiste, in buona parte, per servire i film più antichi. Un negativo 35 mm ben conservato contiene più informazione di quanta ne abbia mai mostrata una copia di proiezione — il disco moderno finalmente la restituisce.
Casablanca è arrivato in 4K nel 2022, con il bianco e nero di Arthur Edeson che respira grana; 2001 ha avuto nel 2018 un disco ricavato da una nuova scansione del negativo, insieme al ritorno delle copie in 70 mm nelle sale. In entrambi i casi la sensazione è la stessa: non è un film «migliorato», è il film, finalmente.
L’alta gamma dinamica restituisce ciò che la pellicola ha sempre avuto: bianchi che bruciano senza sbavare, ombre con texture, luce di candela che sembra candela. Usata bene, la tecnologia serve l’intenzione originale — usata male, inventa un film che non è mai esistito. Per questo un restauro serio documenta ogni decisione.
Per il collezionista la regola pratica è una: cerchi edizioni che dichiarino la fonte (negativo originale? interpositivo?) e la supervisione. Un 4K onesto è quanto di più vicino la maggior parte di noi arriverà a una prima del 1942 — nel salotto di casa, senza fila.
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